20/02/2026 - ATTIVO - NEWS AGEVOLA


Concordato preventivo e iperammortamento: verso la piena compatibilità nel decreto fiscale 2026

Allo studio del MEF una correzione per consentire la fruizione dell’iperdeduzione anche in regime di concordato biennale. Attesa anche l’eliminazione della clausola “made in UE”
Il Governo è al lavoro su un intervento correttivo che potrebbe incidere in modo significativo sulla pianificazione fiscale e sugli investimenti delle imprese. Nel dossier del prossimo decreto fiscale è infatti allo studio una modifica per rendere compatibile il concordato preventivo biennale 2026-2027 con il nuovo iperammortamento fino al 180%, superando una criticità che, allo stato attuale, rischia di penalizzare chi aderisce all’accordo con il Fisco.

LA CRITICITÁ: IPERAMMORTAMENTO NON DEDUCIBILE DAL REDDITO CONCORDATO
Secondo quanto emerso, l’attuale impianto normativo non consentirebbe di operare, sul reddito concordato, la variazione in diminuzione derivante dalla nuova iperdeduzione introdotta con l’ultima manovra.
In termini pratici, ciò comporta che:
  • l’impresa che aderisce al concordato preventivo rischia di non poter beneficiare pienamente dell’iperammortamento;
  • l’adesione al concordato diventa meno attrattiva per i soggetti che programmano investimenti in beni strumentali agevolabili.
Per questo motivo, il MEF starebbe valutando un intervento volto a garantire la piena fruibilità dell’agevolazione anche in regime di reddito concordato, in continuità con quanto già fatto per altre misure fiscali premiali.

IL 2026 ANNO CHIAVE PER IL CONCORDATO PREVENTIVO
Il tema assume particolare rilevanza perché il 2026 rappresenta un passaggio strategico per il concordato preventivo biennale:
  • circa 460.000 contribuenti sono chiamati a rinnovare l’adesione per il biennio successivo;
  • oltre 2 milioni di partite IVA potenzialmente interessate potrebbero aderire per la prima volta.
Rendere il concordato compatibile con le principali misure di incentivazione agli investimenti appare quindi funzionale alla più ampia strategia di compliance fiscale e di sostegno alla crescita produttiva.

IPERAMMORTAMENTO: VERSO L’ELIMINAZIONE DELLA CLAUSOLA “MADE IN UE”
Parallelamente, il decreto fiscale dovrebbe intervenire anche sul perimetro applicativo dell’iperammortamento.
In particolare, è prevista:
  • l’eliminazione del vincolo relativo alla provenienza dei beni dall’Unione europea;
  • la conseguente apertura della misura anche a beni prodotti in Paesi extra UE.
La modifica, già annunciata in sede istituzionale, mira a rimuovere un limite che aveva suscitato perplessità tra le imprese e a garantire maggiore flessibilità nella pianificazione degli investimenti.

L’intervento normativo dovrebbe inoltre sbloccare l’emanazione del decreto attuativo congiunto MIMIT–MEF, atteso per definire in modo puntuale le regole operative dell’agevolazione.

IMPLICAZIONI PER LA PIANIFICAZIONE DEGLI INVESTIMENTI
L’evoluzione normativa prospettata rafforza un principio ormai centrale nelle politiche industriali: la coerenza tra strumenti di compliance fiscale e leve di incentivazione agli investimenti.
Per le imprese, in particolare per quelle con ricavi fino a 5,1 milioni di euro potenzialmente interessate al concordato, diventa essenziale:
  • valutare congiuntamente adesione al concordato e programmazione degli investimenti agevolati;
  • monitorare l’iter del decreto fiscale per verificare le modalità concrete di riconoscimento dell’iperammortamento;
  • pianificare gli acquisti di beni strumentali solo alla luce delle regole definitive.
In attesa del testo ufficiale, il messaggio politico appare chiaro: il concordato preventivo non dovrà rappresentare un freno agli investimenti, ma integrarsi con le misure di sostegno alla crescita e alla modernizzazione del sistema produttivo.

Fonte istituzionale: VARI